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Documentazioni

L'esperto risponde
L' avv. Ermenegildo Mario
Appiano
risponde su temi
di contrattualistica commerciale,
sulla tutela dei marchi all'estero
e sulla legislazione vinicola

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  • In Piemonte prestigioso simposio internazionale di viticoltura

    La XXVII edizione del Simposio internazionale di viticoltura GiESCO (Groupe international d’experts en systémes vitivinicoles pour la cooperation), organizzata dal Dipartimento di colture arboree dell’università di Torino, si svolgerà, in Piemonte, dal 29 agosto al 2 settembre 2011, con sede di svolgimento ad Asti ed Alba. Previsto un qualificato programma scientifico con oltre 60 relazioni e con la partecipazione dei maggiori esperti di viticoltura al mondo.

    Il simposio costituisce un’occasione insostituibile per conoscere i risultati più recenti della ricerca viticola su scala mondiale ed allacciare relazioni personali con i principali scienziati del settore viticolo. Il ricco programma scientifico è suddiviso in specifiche sezioni tematiche.


     

  • Un ‘tetto’ di 3500 ettari in Friuli per il Prosecco

    La giunta regionale friulana ha stabilito in 3500 ettari il tetto massimo per la superficie vitata del Prosecco, provincia di Trieste esclusa. È stata così accolta parzialmente l’originaria proposta del Consorzio interregionale della Doc Prosecco che aveva chiesto anche un limite temporale, e non solo quantitativo, per l’iscrizione allo schedario vitivinicolo relativo.

    La richiesta del consorzio nasce dalla necessità di evitare una diminuzione del prezzo di vendita del vino e delle uve, visto che attualmente si è in presenza di una forte crescita dell’offerta, ma non di una altrettanto forte crescita della domanda. La delibera approvata concede ai relativi consorzi, in accordo con la regione Veneto, di richiedere interventi sulle iscrizioni dei vigneti ogni qualvolta se ne ravvisi la necessità.


  • Distillazione di crisi in Piemonte e in Sardegna

    La Gazzetta ufficiale n. 171 del 25 luglio ha pubblicato due decreti, entrambi del 21 aprile, relativi alla dichiarazione di attivazione della distillazione di crisi e riguardanti i vini a Doc piemontesi Piemonte Barbera, Monferrato Dolcetto e Piemonte Brachetto, ed i vini a Igt sardi Isola dei Nuraghi tipologia rosso.

    L’attivazione della misura è vincolata alla riduzione, per la campagna 2011-12, di almeno il 20% delle rese produttive previste per questi vini. Il prezzi minimi di acquisto sono stati fissati a euro 3,9% vol/hl per il Piemonte Barbera, euro 3,72% vol/hl per il Monferrato Dolcetto, euro 11,81% vol/hl per il Piemonte Brachetto, euro 6,82% vol/hl per l’ Isola dei Nuraghi tipologia rosso.


  • Le misure di sostegno per la campagna 2010-11

    La dotazione finanziaria dell’anno 2011, assegnata dal reg. 1234/2007 (Ocm Vino) nell’ambito del piano di sostegno, è così rideterminata tra le diverse misure attivate nella campagna 2010-2011.

    MisuraStanziamento
    Promozione sui mercati dei Paesi esteri 49.235.828,42
    Ristrutturazione e riconversione vigneti 97.472.164,06
    Vendemmia verde 26.819.305,19
    Assicurazione del raccolto 24.889.326,64
    Investimenti 19.408.771,57
    Distillazione dei sottoprodotti 20.000.000,00
    Distillazione alcole per usi commestibili 12.914.163,28
    Distillazione di crisi 8.308.531,99
    Arricchimento con mosti 35.086.908,85
    Totale 294.135.000,00

     

    La ripartizione dello stanziamento, tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, è riportata nell’allegato A del decreto in oggetto.


  • Entro il 12 settembre la dichiarazione delle giacenze

    L’Agea ha emanato la circolare esplicativa con le istruzioni applicative generali per la compilazione e la presentazione della dichiarazione di giacenza dei vini e/o mosti detenuti. Obbligati a presentare le dichiarazioni sono tutte le persone fisiche o giuridiche o le associazioni di dette persone che detengono vino e/o mosti di uve e/o mosti concentrati e/o mosti concentrati rettificati alle ore 24,00 del 31 luglio 2011. Sono esclusi dalla presentazione i consumatori privati, i rivenditori al minuto che esercitano professionalmente un’attività commerciale comprendente la cessione diretta al consumatore finale di quantitativi di vino non superiori, per ciascuna vendita, a 60 litri e i rivenditori al minuto che utilizzano cantine attrezzate per il magazzinaggio e il condizionamento di quantitativi di vino non superiori a 10 ettolitri.

    La dichiarazione, come negli scorsi anni, dovrà essere presentata a partire dal 1° agosto e non oltre lunedì 12 settembre 2011. Sono anche disponibili le istruzioni di compilazione della dichiarazione, contenenti anche le codifiche previste dal Dm 28 dicembre 2006, e il fac-simile del modello di dichiarazione. Le dichiarazioni di giacenza dei soggetti che hanno la residenza o la sede legale nel territorio della regione Toscana devono essere presentate all’Artea, Organismo pagatore della regione Toscana, secondo apposite modalità.


  • Confermato alla Repressione frodi il controllo dei vini Igt

    Anche per la campagna vitivinicola 2011-2012 il controllo dei vini a Igt viene affidato all’ Icqrf, l’ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.

    Con apposito decreto ministeriale dell’11 luglio scorso, riportato sul sito del Mipaaf e non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale, è stato prorogato ancora una volta l’incarico di controllo dei vini Igt. Conseguentemente il testo del decreto 31 agosto 2009 è stato modificato con l’inserimento della suddetta proroga.


  • Censimento Istat 2010: aziende vitivinicole dimezzate ma dimensioni raddoppiate

    Dai dati ancora parziali della rilevazione censuaria Istat 2010 il numero delle aziende vitivinicole italiane risulta più che dimezzato rispetto all’ultima rilevazione del 2000. Si passa dalle 800 mila di dieci anni fa a circa 384 mila di oggi con una superficie totale dedicata in calo del 12%. Tuttavia le dimensioni medie delle aziende crescono di oltre l’80%, passando da 0,9 a 1,6 ettari per azienda. Meno aziende e più grandi quindi, trend verificatosi anche nelle altre realtà europee.

    Mario Catania, direttore del Dipartimento delle politiche europee e internazionali presso il Mipaaf, accoglie positivamente questo cambiamento sostenendo che la concentrazione dell’attività agricola in unità di maggior dimensione avvicina il nostro Paese alla media europea e renderà le nostre aziende più competitive sul mercato. La Puglia si aggiudica il primato della regione con il maggior numero di aziende (quasi 48.000) seguita dalla Campania (41.600) e dalla Sicilia. Lo stesso terzetto eccelle anche per quanto riguarda la superficie confermando il primato del sud. (g.r.)


  • ‘È un vino di m...’: processato, assolto

    Un giudizio decisamente ‘tranchant’ quello espresso nel 2008 dalle colonne di un giornale ungherese da Péter Uj, giornalista vinicolo, giudicando un vino prodotto da una impresa vinicola statale. Non solo il vino in questione, probabilmente Tokay, era acido, stantio, ossidato, ma addirittura ritenuto ‘una umiliazione’ per gli ungheresi, costretti a pagarlo due volte, uno con l’acquisto, uno con le tasse per mantenere l’azienda di stato. Infine la sassata: ‘centinaia di migliaia di ungheresi bevono questa merda con orgoglio’.

    L’azienda vinicola adisce così le vie legali e il giornalista viene condannato per diffamazione nel 2009 da un tribunale di Budapest. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha però questa settimana ribaltato il giudizio assolvendo il giornalista poiché il suo giudizio, sebbene un po’ eccessivo e provocatorio, rientra nelle libertà di espressione: l’intero articolo, infatti, intendeva più attirare l’attenzione sugli svantaggi delle imprese statali che denigrare semplicemente il vino stesso. E poiché la reputazione di una impresa commerciale ‘non ha una dimensione morale’, il Consiglio d’Europa non ha così voluto giustificare la precedente condanna.


  • Il Beaujolais in lotta per restare in Borgogna

    Animi accesi tra i produttori della Borgogna e i loro vicini della zona del Beaujolais. La legge francese infatti autorizza questi ultimi a commercializzare i loro vini sotto la denominazione Borgogna a condizione che gli uvaggi siano i medesimi, Chardonnay e Aligoté per i bianchi, Pinot noir e Gamay per il rosso. Finché il Beaujolais ha avuto una buona immagine, rafforzata dal successo commerciale del Beaujolais Nouveau, non c’è stato bisogno di usare il nome Borgogna, ma gli effetti della crisi e il forte calo del mercato del Noveau hanno rimescolato le carte. Infine la coltivazione di Chardonnay si è sviluppata notevolmente nel Beaujolais al punto di raggiungere 400 ettari contro gli 800 della Borgogna, con una evidente crescita di concorrenza sul mercato.

    I produttori della Borgogna hanno quindi ottenuto dall’Inao, nel febbraio 2010, una revisione della zona di produzione con il risultato di escludere la denominazione Beaujolais Bourgogne-Aligoté e Bourgogne rouge dal Pinot noir. Uno dei criteri utilizzati dall’Inao è stato quello dell’utilizzo, cioè un produttore deve dimostare una produzione antica e costante in Borgogna, mentre per quelli del Beaujolais deve essere utilizzato solo il test del terreno, l’unico, secondo loro, che può indicare se una varietà è adatta o meno ad essere coltivata. La battaglia di dichiarazioni e di prese di posizione tra i due sindacati frattanto continua, in attesa della ratifica definitiva, prevista per settembre.


  • Un voto per rinegoziare la liberalizzazione dei diritti di reimpianto

    La Commissione agricoltura della Camera ha approvato l'altro ieri una risoluzione comune presentata dai deputati Fiorio, Callegari, Beccalossi e Delfino sulle iniziative da prendere a tutela del comparto vitivinicolo in vista della liberalizzazione dei diritti di impianto del 2016. La risoluzione chiede l’impegno del governo in sede europea per una revisione delle scadenze e delle norme previste per la totale liberalizzazione e per determinare strumenti alternativi di regolazione della produzione vinicola.

    ‘Non siamo i soli a pensarla così, anzi ci stiamo muovendo molto più lentamente di altri paesi europei. La Francia di Sarkozy ha già dimostrato di avere a cuore la questione e la volontà di salvaguardare il comparto vitivinicolo francese; lo stesso vale per la Germania’, ha commentato l’on. Susanna Cenni (Pd), tra i firmatari della risoluzione.

    L’on. Monica Faenzi (Pdl), anche lei tra i firmatari, ha ricordato che a settembre la Conferenza Stato Regioni dovrebbe intervenire sul governo nazionale, ma con la risoluzione della Commissione agricoltura si chiede al governo di intervenire anche in sede comunitaria per arrivare ad una revisione del regolamento sulla liberalizzazione dei diritti di impianto.


  • Calo dei consumi, due docenti francesi analizzano il fenomeno

    A seguito dei risultati pubblicati dall’Oiv durante il recente congresso di Porto, i docenti Thierry Lorey e Pascal Poutet della Business School ESP di Pau, in Aquitania, hanno condotto uno studio su basi sociologiche mediante una serie di interviste a tre distinti gruppi di età per capire la diminuzione del consumo di vino in Francia. Tutti d’accordo sul carattere conviviale del consumo di vino e sul fatto che il vino evoca la cultura francese e la cucina, ma la frequenza di consumo, da quotidiano per i 65enni, diventa casuale o solo durante una festa per i 30-40enni, mentre per i giovani da 18 a 30 anni è assolutamente eccezionale.

    Mentre gli anziani mantengono una rappresentazione collettiva del vino, chi ha 30-40 anni invece ritiene che il consumo di vino sia limitato a determinate categorie socio politiche. La mancata trasmissione tra genitori e figli dei valori universali del vino, così come l’importanza delle sue connotazioni storiche e religiose, fa sì che per i 18-35 enni il consumo di vino sia più individualizzato e venga comunque considerato un lusso e portatore di rischi alla propria salute.

    Lo studio dei due docenti getta poi un occhio sul futuro prossimo, stimando che il calo dei consumi di vino in Francia continuerà sotto la spinta delle giovani generazioni, ma solo per i vini da tavola perché per contro il consumo di vino di qualità si dovrebbe mantenere costante, grazie alla crescita di uno status sociale del vino iniziato dagli attuali 30-40 enni.


  • Sempre in crescita i prezzi del vino in California

    Per i viticoltori della California continua il periodo positivo sul versante prezzi che continuano a salire, anche per il mercato locale della costa Nord, mentre il surplus di vino, che aveva iniziato a crescere negli anni scorsi, sta finalmente iniziando a contrarsi.

    Lo riferisce il rapporto trimestrale del gruppo bancario Rabobank dedicato al vino, aggiungendo che questo recupero si osserva maggiormente nel settore dei vini sfusi e questo fa ben sperare i produttori, perché la tendenza espressa dal mercato dei vini sfusi riflette la volontà dei produttori a pagare prezzi maggiori per le uve.

    L’andamento dei mercati valutari non ha poi mancato di esercitare la sua influenza: la debolezza del dollaro ha infatti reso i vini importati più costosi e quindi meno competitivi rispetto al mosto prodotto localmente, anzi molti produttori californiani hanno ottenuto lo scorso anno ottimi ricavi vendendo il loro mosto all’estero.


  • Si è aperto il 66° Congresso nazionale Assoenologi

    Inaugurato ieri a Orvieto con una cerimonia ufficiale il 66° congresso nazionale dell’Associazione Enologi Enotecnici Italiani un appuntamento non solo per festeggiare i 120 anni di fondazione dell’associazione, ma anche per fare il punto sulla situazione della viticoltura italiana attraverso tre sessioni di lavori specialistiche. La prima sessione, dal titolo ‘L'innovazione del controllo’, illustrerà i metodi innovativi per riconoscere i vitigni in vigneto e nel vino, per presentare poi quelli più avanzati di monitoraggio a distanza della qualità dei vini.

    La seconda si occuperà delle eccellenze enologiche italiane a confronto, cioè la valutazione delle tecnologie adottate per produrre alcuni prodotti di alta gamma. In questo ambito saranno presentate le bottiglie celebrative che Assoenologi, su mandato di Veronafiere con il patrocinio della Presidenza della Repubblica e del Consiglio dei Ministri, ha creato per festeggiare i 150 anni dell’Unità d'Italia. Lunedì, infine, nell'ultima parte dei lavori si affronteranno gli aspetti di comunicazione e di marketing dell’export, con tema ‘Come pensa, valuta, giudica e acquista il vino italiano il consumatore americano, russo e cinese’.


  • A.A.A. Cercasi nome per lo spumante inglese

    Lo spumante inglese vuole uscire dall’anonimato e competere ad armi pari sui mercati internazionali: non è certo un cammino facile, ma già cominciano le prime soddisfazioni come, ad esempio, nel 2010 il primo Trophy Award mai vinto da un vino inglese nell’International Wine Challenge, il Pinot Noir Rose Brut della Camel Valley in Cornovaglia.

    Ma per competere ci vuole un nome ben definito e chiaro, come suggeriscono gli esperti di marketing, e francamente l’attuale English Sparkling Wine non va molto bene, ecco quindi iniziare tra i produttori inglesi la ricerca di quel nome che potrà gareggiare con lo Champagne, il Prosecco o il Cava. Due sono i nomi finora in lizza: Britagne è il primo nome, va pronunciato Brit-an-ee perché non deve fare rima con Champagne, ed è proposto dalla casa vinicola Coates & Seely nell’Hampshire mentre la Ridgeview Wine Estate nel Sussex propone il termine Merret, in onore di Cristopher Merret, il fisico inglese del XVII secolo che, trenta anni prima di Dom Perignon, studiò l’aggiunta di zuccheri per la spumantizzazione dei vini.

    I due nomi però non riscuotono pareri unanimi dall’industria vinicola inglese e le polemiche sono ancora ben forti mentre vi è, come alla Nyetimber Vineyard del West Sussex, chi ritiene come sia ancora troppo presto per scegliere un nome. Nel frattempo, nonostante il dibattito resti acceso, il mercato degli spumanti inglesi è in piena crescita e le vendite sono aumentate del 70 per cento negli ultimi dodici mesi.


  • Cognac, i due sindacati dei viticoltori ritrovano l’unità

    I due sindacati dei viticoltori della regione del Cognac, il Syndicat des vignerons (Sgv) e il Syndicat des viticulteurs et bouilleurs de cru (Svbc) nel corso di una riunione del 16 giugno scorso hanno deciso di fondersi insieme: un voto unanime che conclude più di dieci anni di disunione sindacale.

    La nuova organizzazione sindacale ora rappresenta circa 2.500 viticoltori, circa la metà dei produttori di Cognac. Questa fusione era stata avviata nel 2008, e i due sindacati ai erano dati tre anni di tempo per arrivare alla fusione. I tempi sono stati rispettati, e lo statuto della nuova organizzazione sindacale sarà depositato entro novembre prossimo.