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Documentazioni

L'esperto risponde
L' avv. Ermenegildo Mario
Appiano
risponde su temi
di contrattualistica commerciale,
sulla tutela dei marchi all'estero
e sulla legislazione vinicola

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  • Produzione Ue a 165 milioni di hl

    Secondo i dati ricavati dalle comunicazioni che i singoli Stati membri forniscono a Eurostat, così come stabilito dall’articolo 19 del regolamento 436/99, la stima della produzione vinicola dell’Ue a 28 Paesi per la campagna 2015-16 attualmente in corso è di 165 milioni di hl. Di questi, l’Italia ha prodotto quasi 48,9 milioni di hl. Seguono la Francia, con quasi 48 milioni di hl, e la Spagna, con 36-37 milioni di hl. Più distaccati la Germania, con quasi 9 milioni d hl, il Portogallo, con quasi 7 milioni di hl, la Romania, con poco più di 4 milioni di hl, Grecia, Ungheria e Austria, ciascuna con circa 2,5 milioni di hl. Tornando all’Italia, del totale stimato di quasi 48,9 milioni di hl, circa un terzo è di vini Dop, mentre il 28% è di Igp e il rimanente 39% di vini da tavola. Ben diverse sono le percentuali per la Francia (il 46,7% dei vini prodotti sono a Dop, il 29% Igp e il 24,35% vini da tavola) e per la Spagna (39% Dop, soltanto 9,5% Igp e ben 51,5% vini da tavola).


  • Niente vino? Francia e Iran si vedranno per un tè

    Mentre in Italia non si sono ancora sopite le polemiche sulla decisione di coprire alcune statue di nudi dei musei capitolini in occasione della visita a Roma del presidente iraniano Hassan Rouhani, in Francia la diplomazia risolve ‘avec élégance’ un problema analogo. Oggi infatti è in programma a Parigi la seconda tappa del viaggio diplomatico di Rouhani in Europa e il programma prevedeva un pranzo in onore dell’ospite iraniano. Ma, come era avvenuto a Roma, per l’occasione era stato chiesto un menu rigorosamente ‘halal’ e senza vino né alcol per tutti i commensali. Se Renzi ha quindi pasteggiato con l’acqua, i diplomatici francesi trovano una diversa soluzione: niente pranzo né cena ufficiale, ma oggi Hollande e Rouhani si incontreranno alle 15 per un tè, nel corso del quale i due capi di Stato firmeranno alcuni accordi. Senza rinunciare alle proprie tradizioni.


  • Liberalizzare l’uso del nome dei vitigni, un no deciso dall’Italia

    ‘No a passi indietro sulla tutela delle denominazione dei vini, con interventi che potrebbero avere un impatto fortemente negativo sui nostri produttori. Su questo punto non siamo disposti a nessuna concessione, i diritti acquisiti non si toccano’. Sono le decise parole che il ministro italiano delle Risorse agricole, Maurizio Martina, ha rivolto ieri al commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, nel corso di un incontro a Bruxelles dove erano in discussione alcuni problemi del settore agricolo tra cui spiccava la proposta di liberalizzare l’uso del nome dei vitigni nella Ue.

    Nel processo di revisione del regolamento 607/09 sulla etichettatura dei vini, infatti, è stato proposto di liberalizzare l’uso dei nomi varietali oggi riservati dalle norme comunitarie vigenti. Se così fosse, infatti, anche al di fuori dell’Italia sarà possibile produrre vini etichettati come Barbera, Lambrusco, Verdicchio, solo per fare alcuni esempi, consentendo in pratica l’uso di denominazioni senza un riferimento geografico ma con solo il nome del vitigno. Facile immaginare non solo il danno di immagine, ma anche quello economico in senso stretto, che la Coldiretti stima in 3 miliardi di euro.

    Commentando l’incontro di ieri, l’on. Paolo De Castro, già presidente della commissione Agricoltura del parlamento europeo, ha così dichiarato: ‘Confidiamo che Hogan, dando seguito alle rassicurazioni, dia le necessarie disposizioni affinché venga ritirata la bozza di atto delegato inerente la liberalizzazione dell’uso del nome dei vitigni’.


  • Iran, censurata la parola ‘vino’

    Nonostante il clima di distensione generato dagli accordi con gli Stati Uniti sul nucleare e la revoca delle sanzioni, l’Iran continua a sentirsi ‘minacciato’ dalla cultura occidentale e il ministero della Cultura e della guida islamica di Teheran corre ai ripari censurando tutti i libri di prossima pubblicazione che non dovranno più contenere la parola ‘vino’, né nomi di animali stranieri o di alcuni presidenti stranieri. Mohammad Selgi, responsabile della pubblicazione dei libri nel ministero, si è affrettato a spiegare che non si tratta di un divieto indiscriminato della parola ‘vino’, il cui uso è comunque proibito nella repubblica islamica, ma ‘soltanto’ di una valutazione legata al contesto in cui è inserito. Resta però in piedi la mancanza di libertà di stampa che viene sempre più sottoposta a un controllo preventivo ministeriale.


  • Doc Roma, proposta modifica al disciplinare

    Con proprio comunicato, pubblicato sulla Gu 12 del 16 gennaio 2016, il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha diffuso la proposta di modifica dei vini Roma Doc, dopo aver acquisito il parere favorevole del Comitato nazionale vini Dop ed Igp, espresso nella riunione del 15 dicembre 2015. Nel disciplinare, all'articolo 1, è stata introdotta la nuova versione amabile per le tipologie bianco e rosso. Tra i vitigni previsti nella base ampelografica del bianco e dello spumante è indicato il Trebbiano verde che non risulta nel registro nazionale delle varietà di vite e neppure nell'elenco delle varietà idonee alla coltivazione nel Lazio. L'articolo 4 prevede l'obbligo dell'imbottigliamento in zona, salvo deroghe. La proposta di modifica interessa anche l'articolo 5 dove vengono modificate le date di immissione in consumo della tipologia rosso che vede un anticipo al 31 marzo dell'anno successivo alla vendemmia, mentre in precedenza la data era fissata al 15 giugno. (g.r.)


  • Dieci vitigni resistenti alle malattie

    Presentati ieri a Udine i primi dieci vitigni resistenti alle malattie e prodotti in Italia dai ricercatori dell'Università di Udine e dell'Istituto di genomica applica di Udine. Risultato di 15 anni di ricerche, centinaia di incroci, decine di migliaia di piante valutate, oltre 500 micro-vinificazioni ripetute negli anni, i dieci vitigni selezionati, grazie al risparmio sui trattamenti, permetteranno di abbattere notevolmente i costi della viticoltura. Questi i nomi dei dieci nuovi vitigni: Fleurtai, Soreli, Sauvignon Kretos, Sauvignon Nepis, Sauvignon Rytos, Cabernet Eidos, Cabernet Volos, Merlot Khorus, Merlot Kanthus, Julius, i primi cinque a bacca bianca, gli altri a bacca rossa.


  • Proposte modifiche a tre Dop della Romagna

    Il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, con propri comunicati e dopo aver acquisito il parere favorevole del Comitato Nazionale vini Dop ed Igp formulato nella riunione del 15 dicembre 2015, ha pubblicato in gazzetta ufficiale la proposta di modifica dei seguenti disciplinari di produzione:

    Colli di Faenza Doc (Gu 5 del 8 gennaio 2016 e sito Mipaaf)
    Nel disciplinare il nome del vitigno Pignoletto è sostituito dal sinonimo Grechetto gentile. La proposta di modifica riguarda anche l'articolo 6 dove, per tutte le tipologie, il tenore minimo in zuccheri è stato aumentato da 4 a 10 grammi per litro.

    Romagna Albana Docg (Gu 5 del 8 gennaio 2016 e sito Mipaaf)
    Le modifiche proposte si riferiscono agli articoli 5 e 6. Nell'articolo 5 al paragrafo 3 viene aumentato il limite massimo per l'arricchimento da 1 a 1,5 gradi; al paragrafo 4.1, per il passito, non è più previsto l'obbligo di vinificazione dopo il 15 ottobre e pertanto è soppresso il vecchio paragrafo 4.3; il nuovo paragrafo 4.3 ammette tutte le pratiche enologiche previste, fatte salve le limitazioni previste al comma 3 dell'articolo 5. Nell'articolo 6 nelle tipologie amabile e dolce vengono tolti i limiti specifici relativi agli zuccheri riduttori; nella tipologia passito è inserito il limite minimo per gli zuccheri riduttori pari a 70 g/l; nelle tipologie dolce, passito e passito riserva non è più previsto il titolo alcolometrico effettivo minimo.

    Romagna Doc (Gu 6 del 9 gennaio 2016 e sito Mipaaf)
    Le menzioni geografiche aggiuntive, già esistenti, «Bertinoro», «Brisighella», «Castrocaro - Terra del Sole», «Cesena», «Longiano», «Meldola», «Modigliana», «Marzeno», «Oriolo», «Predappio», «San Vicinio» e «Serra» divengono sottozone e sono disciplinate da specifici disciplinari allegati. All'articolo 1 la tipologia Albana spumante dolce viene prevista solo per la categoria vino spumante e si aggiunge la nuova la tipologia Sangiovese passito, nella categoria vino. E' soppresso il Sangiovese novello. Per la tipologia «Romagna» Sangiovese passito viene consentito riportare in etichetta la specificazione «Appassimento», ma in caratteri di dimensioni non superiori a quelli utilizzati per la DOC «Romagna». Le operazioni di vinificazione possono essere effettuate anche nell'ambito dell'intero territorio delle province di Forli-Cesena, Ravenna, Bologna e Rimini e le operazioni di elaborazione delle tipologie spumanti e frizzanti, ossia le pratiche enologiche per la presa di spuma e per la stabilizzazione, vengono allargate a tutto il territorio della regione Emilia-Romagna. All'articolo 8 viene introdotto l’uso di contenitori alternativi al vetro, in materiale plastico pluristrato di polietilene e poliestere e non inferiore a due litri, per le tipologie Trebbiano, Pagadebit e Sangiovese, anche con superiore, ad esclusione delle tipologie con la menzione vigna. Inoltre viene consentito anche l’uso di recipienti di acciaio inox e altri materiali idonei, per capacità fra 6 e 60 litri, per le tipologie Trebbiano, anche frizzante, e Sangiovese. Infine è previsto l’utilizzo di tutti i dispositivi di chiusura previsti dalla normativa vigente per tutte le tipologie, ad eccezione del Sangiovese con sottozona nella versione riserva, per il quale la chiusura dei contenitori può essere effettuata unicamente con tappi di sughero naturale monoblocco.


  • Il Mipaaf diventa il ministero dell’Agroalimentare

    Il ministero delle Politiche agricole cambia nome e diventerà ministero dell'Agroalimentare. L’annuncio è stato dato mercoledì scorso dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante la firma del protocollo di intesa ‘Diamo credito all’agroalimentare’, tra il ministero stesso e il gruppo bancario Intesa Sanpaolo, che prevede uno stanziamento di 6 miliardi di euro in 3 anni a favore di investimenti e occupazione nell’agroalimentare. La nuova denominazione è un effetto diretto della riforma Madia sulla semplificazione della pubblica amministrazione, ma il cambio del nome ha un significato più profondo: ‘Il food è un settore in cui l’Italia non ha rivali sul pianeta, è un parte importante del presente dell’Italia e dell’impegno del nostro governo e lo sarà sempre di più in futuro: per questo abbiamo deciso di cambiare il nome del ministero guidato da Maurizio Martina’, ha spiegato sulla propria pagina Facebook il presidente Renzi.


  • Un 2015 da record per i vini italiani in Usa

    ‘Non è il bollettino della vittoria ma vi avvicina moltissimo’, sono le parole di grande soddisfazione che Lucio Caputo, presidente dell'Italian Wine & Food Institute di New York ha espresso commentando gli ultimi dati relativi all’export di vino italiano negli Stati Uniti. Nell’anno appena trascorso, infatti, il vino italiano ha stabilito un nuovo record raggiungendo i 2,5 milioni di hl, pari a un miliardo e trecentomila dollari. L'Italia detiene inoltre oltre il 30% del mercato d'importazione sia in quantità che in valore ed i vini italiani imbottigliati hanno mantenuto nel corso dell'anno un valore medio di 5,2 dollari contro i circa 10 dollari dei vini francesi ed i 3,3 dollari dei vini australiani. E se ai vini da tavola si aggiungono gli spumanti, i vini liquorosi ed i vermut, si superano di slancio i tre milioni di hl ed il miliardo e mezzo di dollari. Al successo italiano fanno poi riscontro le contrazioni di quasi tutti i paesi concorrenti (Australia, Argentina, Cile, Spagna, Germania e Sud Africa) e delle importazioni complessive statunitensi, che danno un ancor maggior valore alla affermazione italiana.


  • Modalità applicative dell'autorizzazione per l’etichettatura transitoria dei vini Dop e Igp

    Il ministero delle Politiche agricole, con proprio decreto del 23 dicembre scorso, ha regolamentato le modalità applicative dell’autorizzazione per l’etichettatura transitoria dei disciplinari approvati a livello nazionale e non ancora esaminati dalla Commissione Ue. Questo decreto si prefigge di risolvere la coesistenza, anche per anni, di due distinti disciplinari che potrebbero essere profondamente diversi e con prescrizioni che potrebbero portare a situazioni di difficile gestione.

    Il decreto specifica che l'autorizzazione per l’etichettatura transitoria, prevista dall’articolo 72 del regolamento n. 607/09, si applica alle produzioni di una determinata campagna vendemmiale a condizione che lo stesso decreto entri in vigore prima dell’inizio di detta campagna. L’autorizzazione per l’etichettatura transitoria è riferita all'ultimo disciplinare, aggiornato con le modifiche contenute nella proposta trasmessa alla Commissione Ue. Viene esclusa la coesistenza con le disposizioni del disciplinare preesistente.

    Per le autorizzazioni di etichettatura transitoria rilasciate prima dell'entrata in vigore del decreto, nel caso sia prevista la coesistenza della proposta di modifica del disciplinare inviata alla Commissione Ue con le disposizioni del preesistente disciplinare, il soggetto richiedente deve chiedere al Mipaaf l’adeguamento del decreto di autorizzazione. Il decreto entrerà in vigore il 22 gennaio 2016. (g.r.)


  • Sempre meno vino nel portafoglio Diageo

    Diageo ha deciso di alleggerire la sua divisione vino vendendo all’australiana Treasury Wine Estates, per quasi 500 milioni di euro, la britannica Percy Fox e la statunitense Chateaux & Estate Wine. In particolare, l’acquisizione di Chateau & Estate Wines permetterà a Treasury Wine Estates, che negli Stati Uniti già possiede Beringer Vineyards, di raddoppiare in questo paese la propria offerta di prodotti di lusso accessibili a tutti i consumatori e mettersi così definitivamente alle spalle gli ultimi difficili anni.


  • Autorizzazioni impianti, anche la Francia approva

    Anche il governo francese, sul filo di lana di fine anno, ha pubblicato sulla sua Gazzetta ufficiale il decreto sul nuovo sistema di autorizzazioni per gli impianti viticoli. Il decreto 1903 del 30 dicembre 2015 ha infatti precisato le condizioni per la messa in opera del regime di autorizzazioni che in tutta Europa sostituirà il vecchio sistema dei diritti di impianto. L’Italia ha già provveduto in merito lo scorso mese con un analogo decreto approvato durante il consiglio dei ministri del 4 dicembre. Questo documento è integrato dalla decisione di FranceAgriMer sull'attuazione delle autorizzazioni in materia di gestione del potenziale della produzione viticola che fissa le modalità di applicazione del nuovo regime di gestione degli impianti e chiarisce le disposizioni in materia di nuovi impianti.


  • Piccolo promemoria sul mercato cinese del vino

    Dopo una crescita bene augurante negli ultimi anni e le ritorsioni del 2013 che la Cina aveva applicato contro i vini dell’Ue, l’anno appena trascorso ha visto un certo recupero del mercato cinese il cui import totale viene stimato a circa 1,8 miliardi di euro e che la portano al quarto posto nella classifica dei principali paesi importatori di vino, dopo Stati Uniti, Regno Unito e Germania. La Cina è però un mercato diverso da tutti gli altri, che presenta caratteristiche uniche che nascono da una cultura, una società e una mentalità decisamente diversi dalla nostra e che purtroppo alimentano facili equivoci in fase di realizzo.

    Il settore del vino in Cina è relativamente piccolo, ma offre grandi potenzialità di crescita, grazie anche all’aumento del potere di acquisto delle classi medie. La sua popolarità è sicuramente in espansione, la Cina è già il quinto consumatore di vino al mondo, ma il consumatore cinese è quasi del tutto ignorante in materia e manca di sicuri riferimenti per orientare le sue scelte in fatto di qualità e di prezzo. Il vino di produzione locale è prevalentemente rosso, a buon mercato, di bassa qualità, commercializzato da grandi marchi cinesi attraverso strategie di marketing aggressive che permettono loro di conquistare a livello locale una quota di mercato dominante.

    Il vino importato nel mercato cinese ha invece un prezzo significativamente superiore ma la qualità è generalmente superiore. Il suo consumo si concentra però solo nelle maggiori città come Shanghai, Pechino o Canton e nelle regioni costiere orientali e viene venduto per due terzi circa negli hotel e nei ristoranti. Il prezzo normalmente raddoppia o triplica rispetto a quello di origine, ma negli alberghi sale anche di sette o otto volte perché viene fatto pesare, a torto o a ragione, che i vini importati sono un prodotto di lusso.

    Infine la tipologia: in Cina il vino è per definizione rosso, per molti consumatori quello bianco è ‘roba da femmine’, e infatti copre due terzi delle vendite, anche se stanno lentamente guadagnando spazio gli spumanti, i vini dolci e quelli di scarsa gradazione, più facili da bere. (m.m.)