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Documentazioni

L'esperto risponde
L' avv. Ermenegildo Mario
Appiano
risponde su temi
di contrattualistica commerciale,
sulla tutela dei marchi all'estero
e sulla legislazione vinicola

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Bitcoin, una moneta virtuale per un vino reale

Bitcoin è una moneta elettronica virtuale creata nel 2009 che, a differenza della moneta utilizzata da una nazione, non è emessa da una banca centrale e quindi è impossibile controllarne il valore da parte di un governo. Il suo prezzo è quindi legato solo al suo utilizzo, senza alcuna relazione con l’economia reale o con le volontà delle banche. Il fenomeno bitcoin anno dopo anno cresce senza sosta: attualmente l’economia legata al bitcoin ha raggiunto un controvalore di 6 miliardi di dollari statunitensi, una frazione ancora piccola rispetto all’intero sistema monetario mondiale, ma la sua crescita è molto spiccata e sempre più transazioni commerciali vengono eseguite in bitcoin, sia per servizi online sia per beni tangibili.

Anche il mondo del vino non è rimasto fuori da questa novità: la Rollingdale Winery nella Columbia Britannica (Canada) è la prima casa vinicola di tutto il Nord America ad accettare bitcoin per vendere i suoi vini seguita dalla californiana Mondo Cellars mentre la Picnic Wine Company della Napa Valley lo farà entro il prossimo aprile. Nell’emisfero Sud, invece, è la Pyramid Valley Vineyards ad essere la prima casa vinicola neozelandese ad accettare bitcoin, liberandosi così dalle costose spese di transazione e da ogni fluttuazione dei tassi di cambio. Caine Thompson, l’amministratore delegato della Pyramid Valley, ha recentemente dichiarato alla stampa che nello scorso periodo natalizio il 9% degli acquisti on line è stato effettuato con i bitcoin, un risultato promettente. A quando la prima casa vinicola italiana?