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Liberalizzare l’uso del nome dei vitigni, un no deciso dall’Italia

‘No a passi indietro sulla tutela delle denominazione dei vini, con interventi che potrebbero avere un impatto fortemente negativo sui nostri produttori. Su questo punto non siamo disposti a nessuna concessione, i diritti acquisiti non si toccano’. Sono le decise parole che il ministro italiano delle Risorse agricole, Maurizio Martina, ha rivolto ieri al commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, nel corso di un incontro a Bruxelles dove erano in discussione alcuni problemi del settore agricolo tra cui spiccava la proposta di liberalizzare l’uso del nome dei vitigni nella Ue.

Nel processo di revisione del regolamento 607/09 sulla etichettatura dei vini, infatti, è stato proposto di liberalizzare l’uso dei nomi varietali oggi riservati dalle norme comunitarie vigenti. Se così fosse, infatti, anche al di fuori dell’Italia sarà possibile produrre vini etichettati come Barbera, Lambrusco, Verdicchio, solo per fare alcuni esempi, consentendo in pratica l’uso di denominazioni senza un riferimento geografico ma con solo il nome del vitigno. Facile immaginare non solo il danno di immagine, ma anche quello economico in senso stretto, che la Coldiretti stima in 3 miliardi di euro.

Commentando l’incontro di ieri, l’on. Paolo De Castro, già presidente della commissione Agricoltura del parlamento europeo, ha così dichiarato: ‘Confidiamo che Hogan, dando seguito alle rassicurazioni, dia le necessarie disposizioni affinché venga ritirata la bozza di atto delegato inerente la liberalizzazione dell’uso del nome dei vitigni’.