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Documentazioni

L'esperto risponde
L' avv. Ermenegildo Mario
Appiano
risponde su temi
di contrattualistica commerciale,
sulla tutela dei marchi all'estero
e sulla legislazione vinicola

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Sarà la Corea del Sud il maggior mercato del vino asiatico?

I mercati dell’Oriente appaiono una sorta di terra promessa per i produttori vinicoli mondiali, in grado di risolvere gli attuali problemi di mercato e di sovrapproduzione. Ma quali carte giocare su questi mercati? Su quale cavallo puntare? L’agenzia inglese WineIntelligence non ha dubbi: la Corea del Sud. È un paese, infatti, in cui i consumatori di vino importato rappresentano attualmente il 40% della popolazione adulta (circa12 milioni di individui) ed essi consumano circa due litri di vino importato pro capite.

Ma, e qui sta la differenza secondo WineIntelligence, per soddisfare i suoi bisogni la Corea del Sud sta orientandosi verso l’import vinicolo e non sulla produzione locale, come ad esempio fanno i paesi consumatori in forte crescita come la Cina o gli Stati Uniti.

Il potenziale che i vini importati hanno in Corea del Sud è confermato anche dal giudizio dei consumatori che mettono in cima alle loro preferenze, in ordine, i vini francesi, australiani, neozelandesi, italiani e cileni. Infine, altro elemento positivo da non trascurare, è l’economia nazionale in crescita, grazie in parte a un forte commercio con la Cina e gli altri mercati asiatici. E l’Europa non sta a guardare: dal 1° luglio scorso è già entrato in vigore un accordo di libero scambio tra Ue e Corea del Sud nel quale, in cambio di una tassazione preferenziale per l’export sudcoreano, si è ottenuta una soppressione dei diritti di dogana per i vini dell’Ue.